Nel week-end la Roma ha vinto a Siena e a Bersani vanno le primarie del PD e il ruolo di leader del centrosinistra per le prossime elezioni.
Della Roma non ne parlo, anche se i tre punti sono importanti e soprattutto quelli di Siena possono dare un volto nuovo al campionato della Roma.
Ma tanto anche della Roma ne parleremo in abbondanza in futuro.
Vorrei spostare il mio occhio sulle primarie PD. Ovviamente bravo Bersani, bravi tutti, viva la democrazia e tutto il resto dei discorsi che si sentono in televisione e si leggono sui giornali.
Ciò che più mi ha colpito di tutto il tam-tam mediatico delle ultime settimane è stata "la guerra" ad uno dei cinque candidati a queste primarie. E' evidente che stia parlando di Matteo Renzi.
Una figura lievemente controversa, ma che secondo me non merita tutte le critiche che ha ricevuto.
Tra queste, le critiche che mi lasciano a metà tra lo sbalordito e il divertito sono certamente quelle che esprimono il concetto estremo "Renzi potrebbe candidarsi a destra" o il più moderato "Renzi piace agli elettori di centrodestra".
Beh, io non sono assolutamente d'accordo.
Mi concedo una piccola ma utile divagazione per spiegare il mio pensiero generale.
Innanzitutto credo che in un momento come questo per il nostro Paese, ogni possibile legge o riforma, non possa essere riconducibile al concetto di "sinistra" o "destra" (che tra l'altro in Italia non esistono), ma debba anzi configurarsi in primis attraverso la scelta tra "giusto" e "sbagliato".
Questo perché c'è veramente poco margine per orientare alcuni tipi di scelte.
Mi rendo anche conto che questa appena enunciata può sembrare una frase altamente demagogica e populistica, ma io ritengo invece che sia proprio su queste basi che debba rilanciarsi il dibattito politico attuale.
Tornando al nostro amato o odiato Renzi, ho letto il suo programma e ho ascoltato spesso con interesse le sue più recenti dichiarazioni, specie nell'ultimo confronto faccia a faccia con Bersani, e non mi è sembrato dire cose "di destra", anzi.
Ridare voce ai lavoratori, ridisegnare diritti sociali fondamentali, dichiarare guerra alla povertà attraverso un percorso di redistribuzione, confrontarsi con il sistema finanziario, mi sembrano tutt'altro che discorsi "non di sinistra".
Oltre a non dover essere considerato come un problema della sinistra, credo che Renzi sia invece da considerare come una risorsa per l'intero Partito Democratico, capace di rendere di nuovo vivo, in un momento di forte crisi politica e sociale oltre che economica, un dibattito politico all'interno di uno stesso partito, al contrario di quanto si è visto per anni ed anni in tutti gli schieramenti.
Questa inversione del trend a mio parere si è riflessa anche nei cittadini, che hanno avuto l'opportunità di scegliere anche all'interno di uno stesso movimento, smettendo di considerarsi anch'essi aprioristicamente "di destra" o "di sinistra", e con la voglia e la speranza di rompere con un passato che ha logorato per troppo tempo il nostro Paese.
E questa circostanza secondo me è la vittoria più grande per l'intero PD, con o senza vittoria di Renzi, ed è quella che purtroppo è passata maggiormente in secondo piano, se non addirittura denigrata.
Di certo nel nostro Paese qualcosa sta cambiando. Magari lentamente, e sicuramente senza l'impeto di una rivoluzione. Ma ritengo che qualcosa stia cambiando.
Ora, in massima democrazia (anche se mi rimarrà sempre il dubbio su quale sarebbe stato il risultato delle primarie se ci fosse stata una campagna mediatica diversa), l'Italia ha scelto il proprio candidato, Pierluigi Bersani.
Un uomo che può potenzialmente fare tanto per il Paese, ma che è vincolato da giochi di potere interni al PD e che dovrà lavorare moltissimo per scrollarsi di torno l'immagine di "politico dei vecchi tempi".
A mio parere però, contrariamente a quanto afferma Bersani, non si può puntare a vincere con una coalizione troppo allargata, difficile da gestire una volta al governo e che rischia di ripercorrere gli stessi errori dell'ultima legislatura di centrosinistra, per quanto, a differenza di allora, ora esista il PD, formazione molto più forte.
Bisogna invece puntare il più possibile sulle proprie forze e sul piano programmatico, dando credibilità a se stessi e convincendo gli elettori che votare a sinistra alle prossime elezioni del 2013 possa essere la mossa giusta per l'intero Paese e non solo per parte di esso.
Non ci si può quindi "accontentare" dei "soliti elettori" di centrosinistra soprattutto con questa legge elettorale ridicola, che presto potrebbe addirittura peggiorare.
Per riformare questa Italia ci vogliono la coesione di un governo e di una maggioranza forti e di una popolazione alle spalle che creda nella possibilità di poter rialzare la testa.
Si devono quindi allargare gli orizzonti politici, frantumare gli schemi politici classici, il tutto senza scendere a compromessi.
In due parole: bisogna rischiare.
Ora più che mai il PD ha sulle spalle la responsabilità e il peso di un intero Paese, che non può al momento dividere con altre forze politiche di schieramento opposto.
E se tutto questo dovesse materializzarsi, "finalmente una nuova era comincerà", sperando in questo caso almeno per una volta di rendere Bennato un cantautore profetico e non satirico.
lunedì 3 dicembre 2012
giovedì 29 novembre 2012
Barbie
Oggi mi ero prefissato di scrivere del confronto tra Bersani e Renzi, avvenuto ieri sera in diretta tv su Rai Uno, ma non sarà così, almeno per questo momento della giornata.
Tra l'altro un confronto a tratti anche interessante, ma che viene automaticamente messo in secondo piano rispetto agli avvenimenti che ho vissuto in prima persona questa mattina.
Nessuna sparatoria, omicidio o inseguimento. Nessuna scena alla Die Hard per intenderci.
Il tutto si è svolto questa mattina all'università, alla lezione di statistica, tra una covarianza e l'altra, in un'aula termicamente ben isolata, con i riscaldamenti accesi a cannone e di conseguenza circa 200 persone a pregare che la morte venisse presto in loro soccorso.
Inoltre le porte che danno sull'esterno rimangono chiuse, a causa del diluvio, a tratti universale, che si è abbattutto questa mattina in quel di Tor Vergata.
Tutta questa premessa mi serve, ma probabilmente non mi serve affatto, ad inquadrarvi la situazione psicologica degli studenti, o pseudo-tali, all'interno dell'aula.
Mi siedo al mio solito terzo banco laterale (il più tattico di tutti perché permette allo studente sia di seguire la lezione in maniera più che discreta, sia di farsi i cazzi propri qualora di ascoltare non ne abbia voglia) e davanti a me sono sedute un gruppo di oche, non troppo diverse da quelle che vedete nell'immagine sottostante.
Tutto questo per dire che oggi è crollata inaspettatamente una delle più grandi convinzioni della storia dell'umanità.
Tra l'altro un confronto a tratti anche interessante, ma che viene automaticamente messo in secondo piano rispetto agli avvenimenti che ho vissuto in prima persona questa mattina.
Nessuna sparatoria, omicidio o inseguimento. Nessuna scena alla Die Hard per intenderci.
Il tutto si è svolto questa mattina all'università, alla lezione di statistica, tra una covarianza e l'altra, in un'aula termicamente ben isolata, con i riscaldamenti accesi a cannone e di conseguenza circa 200 persone a pregare che la morte venisse presto in loro soccorso.
Inoltre le porte che danno sull'esterno rimangono chiuse, a causa del diluvio, a tratti universale, che si è abbattutto questa mattina in quel di Tor Vergata.
Tutta questa premessa mi serve, ma probabilmente non mi serve affatto, ad inquadrarvi la situazione psicologica degli studenti, o pseudo-tali, all'interno dell'aula.
Mi siedo al mio solito terzo banco laterale (il più tattico di tutti perché permette allo studente sia di seguire la lezione in maniera più che discreta, sia di farsi i cazzi propri qualora di ascoltare non ne abbia voglia) e davanti a me sono sedute un gruppo di oche, non troppo diverse da quelle che vedete nell'immagine sottostante.
Devo però ammettere che non erano così tante e soprattutto così simili tra loro.
Infatti, seguendo alla lettera i principali standard evolutivi e sociologici femminili, sono tre.
Altre equazioni, scientificamente testate e confermate per via teorica ed empirica, suggeriscono che una di quelle tre sia figa, e le altre due "un po' meno".
Anche i discorsi sono abbastanza canonici: la parola "smalto" mi par di capire che venga pronunciata più volte.
Non le vedo in volto, perché sono sedute davanti a me, ma tendo ad escludere dal ruolo di "bella del gruppo", in maniera peraltro abbastanza superficiale, la ragazza seduta a sinistra, per via della robusta corporatura (confermerò successivamente la prima impressione).
Col passare della lezione riesco in qualche modo a scorgere quella seduta sulla destra. Di conseguenza escludo anche lei.
Resta quella al centro.
Ed è proprio mentre fotocopio la lavagna sui miei appunti, con un orecchio diretto alle loro conversazioni, che faccio caso al fatto che la ragazza in questione viene sempre chiamata "Barbie" dalle amiche.
Altre equazioni, scientificamente testate e confermate per via teorica ed empirica, suggeriscono che una di quelle tre sia figa, e le altre due "un po' meno".
Anche i discorsi sono abbastanza canonici: la parola "smalto" mi par di capire che venga pronunciata più volte.
Non le vedo in volto, perché sono sedute davanti a me, ma tendo ad escludere dal ruolo di "bella del gruppo", in maniera peraltro abbastanza superficiale, la ragazza seduta a sinistra, per via della robusta corporatura (confermerò successivamente la prima impressione).
Col passare della lezione riesco in qualche modo a scorgere quella seduta sulla destra. Di conseguenza escludo anche lei.
Resta quella al centro.
Ed è proprio mentre fotocopio la lavagna sui miei appunti, con un orecchio diretto alle loro conversazioni, che faccio caso al fatto che la ragazza in questione viene sempre chiamata "Barbie" dalle amiche.
"Barbie?" penso io. "Quod erat demonstrandum!"
Parto a fantasticare sull'aspetto della giovane pulzella per il resto della lezione, quando, poco dopo, questa termina.
E' il momento della verità.
Non vedo l'ora che Barbie si giri.
Mi pento l'istante successivo.
Quella che mi ero prefigurato come la "Barbie" dei giocattoli è in realtà un cesso con le scarpe. (Preciso che non le ho guardato le scarpe, ma presumo le avesse, anche perché oggi pioveva)
Non voglio entrare nei particolari con noiose ed offensive descrizioni anche perché spero basti l'espressione precedente a sintentizzare il tutto.
Parto a fantasticare sull'aspetto della giovane pulzella per il resto della lezione, quando, poco dopo, questa termina.
E' il momento della verità.
Non vedo l'ora che Barbie si giri.
Mi pento l'istante successivo.
Quella che mi ero prefigurato come la "Barbie" dei giocattoli è in realtà un cesso con le scarpe. (Preciso che non le ho guardato le scarpe, ma presumo le avesse, anche perché oggi pioveva)
Non voglio entrare nei particolari con noiose ed offensive descrizioni anche perché spero basti l'espressione precedente a sintentizzare il tutto.
Tutto questo per dire che oggi è crollata inaspettatamente una delle più grandi convinzioni della storia dell'umanità.
Delusione. Delusione totale. Anche la scienza può fallire.
martedì 27 novembre 2012
Giorno Due
Giorno Due, Giorno Due, Giorno Due. Perché mai ho scelto come nome del Blog questo "Giorno Due"?
La verità è che "Giorno Uno" era occupato e non me lo faceva selezionare.
A dir la verità però, ora che ci penso "Giorno Due" non mi dispiace...
Tutti, me compreso, ad osannare sempre e soltanto il "Giorno Uno".
E infatti di solito si chiede "Come è andato il primo giorno?" su ogni cosa.
E nessuno pensa mai al secondo giorno. Si da per scontato che sia andato suppergiù come il primo.
Magari aver trovato occupato il nome che avevo deciso inizialmente può essere un segno.
Un segno del destino. Quanto piace agli uomini pensare a queste cose, ma ci arriveremo in seguito, non voglio cominciare a divagare dal primo post.
La verità è che "Giorno Uno" era occupato e non me lo faceva selezionare.
A dir la verità però, ora che ci penso "Giorno Due" non mi dispiace...
Tutti, me compreso, ad osannare sempre e soltanto il "Giorno Uno".
E infatti di solito si chiede "Come è andato il primo giorno?" su ogni cosa.
E nessuno pensa mai al secondo giorno. Si da per scontato che sia andato suppergiù come il primo.
Magari aver trovato occupato il nome che avevo deciso inizialmente può essere un segno.
Un segno del destino. Quanto piace agli uomini pensare a queste cose, ma ci arriveremo in seguito, non voglio cominciare a divagare dal primo post.
Quindi ora mi ritrovo un "Giorno Due" tra le mani e lo voglio valorizzare.
Alla fine non devo neanche sforzarmi troppo per trovare avvenimenti personali che abbiano a che fare con questo numero.
E poi poteva andarmi peggio. Che ne so, se fossero stati occupati i primi 46 numeri e mi fosse capitato "Giorno Quarantasette" che è brutto pure da scrivere?
Come l'avrei giustificato un quarantasettesimo giorno?
Insomma, alla fine devo ritenermi addirittura fortunato.
In fin dei conti "Giorno Due" mi permette di parlarvi di ogni cosa mi accada, pensi o mi passi anche soltanto per la mente, senza la l'obbligo di una "solennità" da primo giorno.
Quindi Giorno Due, Giorno Due, Giorno Due. Perché mai ho scelto come nome del Blog questo "Giorno Due"?
La verità è che "Giorno Due" è veramente bello.
La verità è cambiata. Perché la verità è sempre una, ma può anche cambiare, addirittura da un momento all'altro.
Questo Blog intanto è al Giorno Uno, e magari al momento vi fa pure un po' schifo.
Alla fine non devo neanche sforzarmi troppo per trovare avvenimenti personali che abbiano a che fare con questo numero.
E poi poteva andarmi peggio. Che ne so, se fossero stati occupati i primi 46 numeri e mi fosse capitato "Giorno Quarantasette" che è brutto pure da scrivere?
Come l'avrei giustificato un quarantasettesimo giorno?
Insomma, alla fine devo ritenermi addirittura fortunato.
In fin dei conti "Giorno Due" mi permette di parlarvi di ogni cosa mi accada, pensi o mi passi anche soltanto per la mente, senza la l'obbligo di una "solennità" da primo giorno.
Quindi Giorno Due, Giorno Due, Giorno Due. Perché mai ho scelto come nome del Blog questo "Giorno Due"?
La verità è che "Giorno Due" è veramente bello.
La verità è cambiata. Perché la verità è sempre una, ma può anche cambiare, addirittura da un momento all'altro.
Questo Blog intanto è al Giorno Uno, e magari al momento vi fa pure un po' schifo.
La cosa non mi importa.
Quel che conta è che non vi faccia schifo a partire dal Giorno Due.
Quel che conta è che non vi faccia schifo a partire dal Giorno Due.
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