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giovedì 29 novembre 2012

Barbie

Oggi mi ero prefissato di scrivere del confronto tra Bersani e Renzi, avvenuto ieri sera in diretta tv su Rai Uno, ma non sarà così, almeno per questo momento della giornata.
Tra l'altro un confronto a tratti anche interessante, ma che viene automaticamente messo in secondo piano rispetto agli avvenimenti che ho vissuto in prima persona questa mattina.
Nessuna sparatoria, omicidio o inseguimento. Nessuna scena alla Die Hard per intenderci.
Il tutto si è svolto questa mattina all'università, alla lezione di statistica, tra una covarianza e l'altra, in un'aula termicamente ben isolata, con i riscaldamenti accesi a cannone e di conseguenza circa 200 persone a pregare che la morte venisse presto in loro soccorso.
Inoltre le porte che danno sull'esterno rimangono chiuse, a causa del diluvio, a tratti universale, che si è abbattutto questa mattina in quel di Tor Vergata.
Tutta questa premessa mi serve, ma probabilmente non mi serve affatto, ad inquadrarvi la situazione psicologica degli studenti, o pseudo-tali, all'interno dell'aula.
Mi siedo al mio solito terzo banco laterale (il più tattico di tutti perché permette allo studente sia di seguire la lezione in maniera più che discreta, sia di farsi i cazzi propri qualora di ascoltare non ne abbia voglia) e davanti a me sono sedute un gruppo di oche, non troppo diverse da quelle che vedete nell'immagine sottostante.



Devo però ammettere che non erano così tante e soprattutto così simili tra loro.
Infatti, seguendo alla lettera i principali standard evolutivi e sociologici femminili, sono tre.
Altre equazioni, scientificamente testate e confermate per via teorica ed empirica, suggeriscono che una di quelle tre sia figa, e le altre due "un po' meno".
Anche i discorsi sono abbastanza canonici: la parola "smalto" mi par di capire che venga pronunciata più volte.
Non le vedo in volto, perché sono sedute davanti a me, ma tendo ad escludere dal ruolo di "bella del gruppo", 
in maniera peraltro abbastanza superficiale, la ragazza seduta a sinistra, per via della robusta corporatura (confermerò successivamente la prima impressione).
Col passare della lezione riesco in qualche modo a scorgere quella seduta sulla destra. Di conseguenza escludo anche lei.
Resta quella al centro.
Ed è proprio mentre fotocopio la lavagna sui miei appunti, con un orecchio diretto alle loro conversazioni, che faccio caso al fatto che la ragazza in questione viene sempre chiamata "Barbie" dalle amiche.
"Barbie?" penso io. "Quod erat demonstrandum!"
Parto a fantasticare sull'aspetto della giovane pulzella per il resto della lezione, quando, poco dopo, questa termina.
E' il momento della verità.
Non vedo l'ora che Barbie si giri.
Mi pento l'istante successivo.
Quella che mi ero prefigurato come la "Barbie" dei giocattoli è in realtà un cesso con le scarpe. (Preciso che non le ho guardato le scarpe, ma presumo le avesse, anche perché oggi pioveva)
Non voglio entrare nei particolari con noiose ed offensive descrizioni anche perché spero basti l'espressione precedente a sintentizzare il tutto.

Tutto questo per dire che oggi è crollata inaspettatamente una delle più grandi convinzioni della storia dell'umanità.
Delusione. Delusione totale. Anche la scienza può fallire.

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